Esistere non è essere malati

20 Dic 2018

A molti di noi è stato necessario un bel po’ tempo per rendersi conto che una delle malattie più diffuse è la diagnosi, perché le persone non sanno più come valutare le proprie insofferenze e inquietudini. Per paradossale che possa sembrare mi trovo spesso sollecitato a «depatologizzare» la percezione che i miei clienti hanno di sé stessi, e a dare loro un senso di sanità maggiore di quella che si sentono, sottolineando l'aspetto evoluzionistico e costruttivo della loro irregolarità.

D'altra parte, una nozione, non del tutto nuova, ma certo sempre più attuale, si va facendo spazio nel panorama dell’osservazione psicologica, ed è quella di «patologia della normalità». Da dietro le quinte di famiglie «normali», e dalle pieghe di esistenze non meno «normali», fuoriescono all’improvviso comportamenti di devianza conclamata, che possono sorprendere solo perché la misura della valutazione etica è spesso legata a valori di appariscenza.

E che ne è delle nevrosi e delle psicosi? Per queste ultime, la ricerca sperimentale va sottolineando sempre più la predisposizione genetica, accanto alla struttura familiare e sociale. Per le nevrosi, la prospettiva pulsionale e il quadro mitologico edipico hanno ceduto terreno all'incidenza di una visione più olistica della persona, e alla maggiore sensibilità agli aspetti interattivi, umanistici e spiritualistici dell'esistenza.

Fonte: Mario Papadia, La Riprogrammazione Esistenziale, Armando Editore.

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