Il Chip

18 Nov 2018

Te lo ricordi, Shurochka, quel gioco dal sapor d’oltre morte,
che la scienza t’ha indotto a esplorare, ‒ lei, perfida
seduttrice sublime d’ipotesi e di sogni immortali, ‒
e nelle sale un po’ tronfie della mostra romana m’hai chiesto:
«E tu, in che utile oggetto trasformato vorresti il tuo corpo mortale?»,
e sorridesti coi tuoi occhi di gatta dai dispetti amorosi
e dalle fughe improvvise in assolati e verdi recessi mentali?

Cecuziente vagavo quando già avevi all’enigma risposto
esclamando: «Un pannello solare che gode di raggi solari
e li trasforma in una corrente vitale che canta e riscalda.»
M’attardo perplesso nei meandri contorti del mio interrogarmi,
e invidioso del sole ipotizzo i riflessi di luce che il tuo corpo racchiude.

Ho avuto bisogno che un sogno mi riportasse nel fiume
ove scorre perenne la chimica del mio cervello mortale,
per dirti che vorrei del mio corpo un chip si facesse 
per viaggiarti in ogni recesso fin oltre la soglia della morte insensata
e indurti a salire nella perenne astronave dei racconti immortali.

(Mario Papadia)
 

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