Indicibile

28 Nov 2018

Tu che parli ai silenzi e gl’insegni canzoni,
tu che di nomi così tanti me n’hai sussurrati,
che i poeti non sono bastati,
me lo dici, maestra di vita, in che cielo 
e su quali orizzonti dimori l’indicibile senso
agli eventi, e con esso la mente sia stata rapita
e lì, lasciata alle onde?

Non vedi? Di sciami sono vestita, e anche di voli
di storni emigranti, cui non bastano i cieli
e d’ondate di pesci argentati cui non bastano i mari
e mi godo vagare?

Perché morte mi chiami se son mille farfalle monarca
e frullare di ali, se t’insegno a vedere colori nel buio,
e inseguire domande per terre e terre lontane,
fin dentro il silenzio?

Chi sa se non sia ancora tempo e non sia maturata 
la morula d’un feto immortale che dica e pronunci
il mio, il tuo e quello d’ogni umano intelletto 
finale di senso?

(Mario Papadia)

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