Non lasciamoci irretire nella polemica libertà vs. salute (e scienza)

14 Ott 2020

Con il riproporsi di linee guida più stringenti sulle mascherine e il distanziamento sociale, si rifà viva la tentazione - e qualcosa di più della tentazione, come hanno dimostrato alcune manifestazioni per strada, - di accusare il governo di rubare la libertà dei cittadini.

Sembrerebbe essere logico – in tempi come i nostri, in cui il virus ci minaccia tutti – che la posizione dominante dovrebbe essere il desiderio di sapere, di comprendere pienamente come funziona il virus per riuscire a controllarlo e a fermarne la diffusione. Invece si osserva rafforzarsi sempre più una tendenza negazionista o, perlomeno, una volontà di non saperne troppo, perché la conoscenza potrebbe limitare il nostro stile di vita quotidiano.

Il fatto è che queste posizioni sembrano essere spalleggiate da correnti di pensiero, irrobustitesi nei nostri tempi, che propongono questo tipo di ragionamento: se i risultati della scienza pongono una minaccia alla nostra idea prevalente di autonomia e libertà, ciò significa che la scienza si è alleata con chi detiene il potere e intende deprivarci della libertà; è perciò necessario limitare la scienza. Se la scienza stessa entra nel cono d'ombra del dubbio sulla sua autonomia di pensiero e di metodo, ne viene che si instaura una separazione tra scienza ed etica: “qualunque affermazioni sostenga la scienza, io decido di agire secondo i valori a cui mi ispiro”.

Un danno non secondario che deriva da questo atteggiamento è che in pratica si considera la scienza come una forma di conoscenza non in grado di fornire informazioni che possono supportare valori. Quale concezione fideistica della società ne verrebbe, ognuno può vedere.
Chi rifiuta di dare credito alla reale portata dell’epidemia ragiona in maniera analoga: poiché un sapere dettagliato sulla pandemia potrebbe portare a misure che minacciano la nostra idea di libertà e dignità, è meglio agire difendendo queste ultime, in attesa del vaccino (e purché non sia obbligatorio, talvolta si aggiunge). La libertà di cui si parla, con tutta evidenza, è della propria, non quella degli altri e tanto meno quella di tutti.