Rimanere incardinati, e non solo emozioni, dopo la pandemia e nonostante la guerra

08 Mar 2022

Ricordate quando, all’inizio della pandemia, si mettevano fuori dai balconi i panni con sopra scritto “Andrà tutto bene?”. Non era vero, perché non è andata del tutto bene. E per quella parte che è andata bene, è avvenuto grazie a notevoli impegni scientifici, legislativi, comportamentali, autoregolatori, ognuno per la sua parte, pur nella diversità delle opinioni, quando si è compreso che le cose non vanno mai bene da sole.
Ora la pietà e la rabbia, e una marea di tante altre emozioni spingono alla solidarietà per gli uni e alla condanna per l’altro. Va tutto bene. Ma ancora una volta semplificando, ancora una volta dando colpa a qualcuno (il virus e la Cina), e dimenticando ai tanti segnali di allarme provenienti dalla devastazione antropocenica sull’ambiente e sulle specie animali isolate.

Altrettanto è adesso, laddove non guardiamo che quando sta avvenendo non è che l’ennesimo episodio di una geopolitica globale a carattere nazionalista, capitalista e razzista: volutamente uso ognuno di questi termini perché le guerre a partire dall’inizio del secondo scorso, mondiali a locali, hanno avuto tutte queste caratteristiche. Sono questi i virus spirituali che nutriamo, e di cui ci nutriamo. Che pietas è quello di coloro che accolgono gli ucraini perché vittime del nemico, ma respingono i mediorientali non bianchi, non europei, non cristiani, ma anch’essi vittime di guerra?

La nostra alternativa non è solo dare adito alle emozioni della solidarietà, ma rimanere incardinati nel lavorare a sviluppare lo sguardo lungo, quello che per molti versi è mancato in questi anni di piccolo cabotaggio. Ed ecco perché oso proporre una riflessione partendo da Leonardo, una delle figure più significative della nostra mitologia culturale e nazionale, allo scopo di scoprire in quali pieghe si nascondano certe perturbanti idee.